Sarule

Piccolo centro della Barbagia di Ollolai (altitudine 626 m) in provincia di Nuoro, ha un’economia di carattere misto, una parte della popolazione lavora nell'industria, nell'artigianato e nel terziario, ma l’attività principale rimane quella agropastorale.

La tradizione della tessitura, prevalentemente al telaio verticale, oggi ridotta a poche artigiane attive, aveva invece notevole importanza nell’Ottocento, come chiaramente si evince dalle parole dell’abate Vittorio Angius, compilatore delle voci relative alla Sardegna per il Dizionario geografico-storico-statistico-commerciale degli Stati di S.M. il Re di Sardegna, 1833-56, che così scriveva a proposito di Sarule: «Le donne sarulesi sono molto laboriose e sempre occupate o nelle cure domestiche o nel lavoro. Si occupano esse a filare o a tessere, e tessono tele per lo più grossolane: ma le più maneggiano la lana e lavorano i panni per uso proprio e dei mariti o figli, e dopo aver provveduti ai bisogni domestici lavorano e vendono a’ gavoesi coperte, bisaccie, sacchi e simili.

Dopo il lucro che si può avere da’ cereali e dai prodotti pastorali, che si mettono nel commercio, deve ordinarsi il guadagno che si ottiene da quest’industria delle donne. Se avessero migliori macchine e conoscessero meglio l’arte, le loro opere sarebbero migliori e il provente maggiore».

Un momento importante nella produzione tessile sarulese si fa risalire agli anni Trenta, quando da Sassari venne commissionata ad alcune tessitrici la realizzazione di un grande tappeto. È di fatto il passaggio da una produzione domestica di manufatti atti a soddisfare le quotidiane esigenze familiari ad una dedicata alle nuove richieste borghesi e cittadine: la grande coperta tradizionale (sa burra) diviene tappeto. In effetti, la vera svolta in tal senso arriverà in maniera sistematica solo alla metà degli anni Cinquanta quando Eugenio Tavolara, fondatore di ISOLA, inizia il suo lavoro a Sarule. Egli costituisce un gruppo di lavoro e avvia una produzione di tappeti, progettando manufatti che rielaborino in chiave moderna la tradizione locale. Successivamente ISOLA apre un Centro Pilota per la tessitura, affidato alle artigiane della Cooperativa Nostra Signora di Gonare. Il centro era istituito dall’Ente con la doppia funzione di laboratorio e punto vendita; alle artigiane che lo gestivano (organizzate in cooperative) veniva fornito supporto tecnico e artistico. ISOLA porta una grande e fondamentale innovazione modificando il principale strumento di lavoro: il tradizionale telaio verticale in legno è sostituito da grandi telai in ferro che consentono la realizzazione di tappeti lunghi anche 8-10 metri.

Attualmente, con la chiusura di ISOLA, si prosegue negli spazi del Centro Pilota una produzione incentrata sul tradizionale o sulla riproposizione dei progetti di Tavola, ma bisogna sottolineare che le artigiane attive sono oramai pochissime.

A Sarule erano presenti i due tipi di telaio: quello orizzontale utilizzato per la realizzazione dei capi d’abbigliamento, per la biancheria, personale e domestica, per i teli per il pane e per i sacchi per il trasporto e la conservazione dei cereali; mentre a quello verticale erano tessute le grandi coperte (burras) e le bisacce (bertulas).

Le peculiarità della tessitura sarulese si evincono proprio nei manufatti realizzati al telaio verticale: le coperte erano elementi preziosi, rivestiti di un’aura sacrale, nelle quali comparivano segni e simboli di un alfabeto per noi oggi difficilmente intelleggibile che doveva avere significati magico apotropaici molto forti; le bisacce, atte a contenere l’universo domestico che il pastore transumante portava con sé nei lunghi periodi passati lontano da casa, aveva impressi i segni che dichiaravano la provenienza di chi la portava sulla spalla, una sorta di “bandiera identitaria locale”.

Le coperte, molto ampie, si caratterizzano per la forma allungata (mediamente sono lunghe  375 cm e larghe solo 170), il campo centrale di colore giallo era bordato alle testate simmetricamente da due fasce recanti righe più o meno grosse (tre gialle e tre nere alternate, righicheddas, due rosse e due nere alternate più strette delle precedenti, tocchicheddos) e una striscia costituita da piccoli elementi romboidali di differenti colori (sas menduleddas). Il manufatto aveva una cornice, a correre sui quattro lati, costituita da motivi a doppio pettine (denteddas) e a zig zag (elemento simbolico forte che rappresenta l’acqua, il fiume). I decori liberi, collocati nel grande campo centrale sono figure zoomorfe, soprattutto volatili (su puzone), probabilmente animali totemici, losanghe e rombi quadrettati (su libru) e motivi a calice (su caliche).

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