Dalla coltivazione delle granaglie al ciclo della panificazione. I canestri in Sardegna

La realizzazione dei canestri è innegabilmente legata all’arcaica e necessaria coltivazione delle granaglie e al successivo ciclo della panificazione pertanto affinata dalla realizzazione femminile che con saggezza e arguzia hanno prodotto nel corso dei secoli intrecci durevoli, leggeri, abbastanza ergonomici e versatili atti al contenimento delle farine, pani, e alimenti ma anche contenitori atti al trasporto di ingenti carichi di altri materiali.

 

Tra gli intrecci realizzati in giunco e paglia di grano e asfodelo, i canestri raggiungono le dimensioni maggiori, la forma è in genere tronco-conica con parete rettilinea o curvilinea leggermente svasata verso l’alto.

 

La basa è piatta, atta a contenere le forme del pane durante le fasi della lievitazione e della successiva cottura mentre quelli con diametro inferiore sono usati soprattutto per la cernita manuale della farina e per contenere una modica quantità di alimenti . Il diametro alla base è compreso fra gli 35 e 105 centimetri, quello superiore tra i 45 e 120 centimetri, la parete è rettilinea, appena svasata verso l’alto, con altezza compresa tra 6 e 25 centimetri.

 

Le spire, di identica dimensione, sono ottenute utilizzando culmi di grano, giunchi e steli di asfodelo precedentemente raccolti, vagliati, ripuliti, essiccati e solo al momento dell’utilizzo reidratati con acqua, che costituiscono lo scheletro-orditura del manufatto; la tessitura è eseguita a punto fisso, per garantire una resistenza maggiore, con lamelle di giunco, di asfodelo e palma nana che con l’ausilio di un punzone metallico o osseo ricavato dallo stinco di animale vengono avvolte e fissate a loro volta a spirale sull’orditura costituita da un regolare fascio di fibre.

 

I canestri di questa foggia presentano alla base un disco in stoffa, di cotone o broccato solitamente a stampa floreale applicato durante la tessitura, dell’intreccio o in pelle conciata, che copre e protegge il foro di inizio del manufatto impedendo alla farina di fuoriuscire durante l’uso, ma soprattutto a salvaguardia del fragile inizio della spira. In alcuni canestri e in determinate aree geografiche, la prima spira è chiusa sin dalla costruzione del manufatto con una tessitura fitta.

 

La base presenta un fondello, rialzato nei canestri realizzati con orditura in culmi di grano, in genere realizzato dopo la costruzione del manufatto con tessitura in giunco a punto attorcigliato e cuciture radiali, mentre in quelli con orditura in asfodelo la base è piatta.

 

La parete non è mai eccessivamente alta, appositamente calibrata per giungere sino al centro del manufatto per favorire il prelevamento con le mani delle forme del pane durante la delicata fase della lievitazione e delle azioni preliminari alla cottura; altresì atta a contenere in modo concentrico gli altri canestri di diametro inferiore utilizzati durante la manipolazione e setacciatura delle farine.

 

I manufatti più raffinati e decorati sono come è tradizione eseguiti per comporre il corredo nuziale ad uso festivo.

 

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