L'Archivio dei Saperi: obiettivi e metodologia

Attraverso l’Archivio si è voluto contribuire alla tutela dei saperi artigianali degli Stati che si affacciano nel bacino del Mediterraneo, muovendo dalla convinzione che questi saperi non rappresentano soltanto parte essenziale della loro identità culturale, ma se collocati all’interno di circuiti virtuosi di valorizzazione e di scambio, possono diventare strumento strategico di sviluppo. 

 

La Convenzione dell’UNESCO del 2003 evidenzia che i processi di globalizzazione e di trasformazione sociale in atto creano gravi pericoli di deterioramento, scomparsa e distruzione del patrimonio culturale immateriale, specificando che per “patrimonio culturale immateriale” s’intendono le prassi, le rappresentazioni, le espressioni, le conoscenze, il know-how – come pure gli strumenti, gli oggetti, i manufatti e gli spazi culturali associati agli stessi – che le comunità, i gruppi e in alcuni casi gli individui riconoscono in quanto parte del loro patrimonio culturale”.

 

L’obiettivo che si è perseguito mira a conservare le competenze e le conoscenze a questo legate. Ogni pratica tradizionale è un metodo elaborato e lungamente sperimentato, spesso polifunzionale, che appartiene ad una relazione integrata e complessa, materiale e simbolica, strettamente legata ad una concezione del mondo basata sulla gestione accurata e sostenibile della natura. Esprime un sapere altamente specializzato, frutto di esperienze e conoscenze millenarie, che senza idonei strumenti di tutela e valorizzazione, rischia di perdersi definitivamente. 

 

Da qui l’esigenza di creare un archivio in grado di accogliere una memoria "fruibile", luogo vivo e dinamico, dove i ricordi e i saperi legati ai manufatti e alle persone diventano oggetto di nuova e inedita interpretazione e strumento di crescita per la comunità, utile a chiunque voglia intraprendere un percorso di conoscenza finalizzato quindi non solo alla conservazione ma anche e sopratutto alla valorizzazione dei saperi.

 

Da un lato quindi i giovani, utenti privilegiati, in grado di rielaborare e trasformare in un’ottica contemporanea insegnamenti e suggestioni che arrivano dal passato. E dall’altro gli anziani, “tesori viventi”, che sanno ancora spiegare il perché di una particolare forma di un oggetto ad intreccio o di un colore usato per decorare un tappeto. Capaci di dare “senso” a quell’insieme di manufatti troppo spesso trasformati in inutili “souvenir”, sempre più deboli perché frutto di un processo d’impoverimento delle tecniche, di semplificazione delle forme, di un ripetersi monotono di stilemi banalmente attribuiti alla tradizione locale, di tentativi superficiali d’innovazione e sperimentazione. E di tramandare il “come”: come si raccoglie e s’intreccia un’essenza, come si prepara e si tinge un filato, come si costruisce e si fa lavorare un telaio…

 

Ai giovani è assegnato il compito di raccogliere questa eredità e trasformarla in qualcosa di vivo e di contemporaneo. Studenti, designer, progettisti, ma anche scrittori, poeti, artisti, bambini e ragazzi di ogni età, chiunque sia spinto dalla curiosità e dalla volontà di capire e “decodificare” un oggetto attraverso l’analisi di tutti gli elementi che lo compongono e la storia delle persone che lo hanno realizzato, cioè dell'analisi del "paesaggio culturale" che lo ha generato, potrà inventare nuovi modi di riutilizzare le informazioni raccolte.

 

L’Archivio non si propone di custodire le informazioni per formare nuovi artigiani e neppure si rivolge unicamente a studiosi ed esperti della materia, ma vuole garantire il trasferimento di queste informazioni a chiunque avrà il desiderio e la curiosità di trasformarle in un qualcosa di nuovo, in un nuovo progetto.

 

La ricerca "dal basso": una scelta metodologica

L’obiettivo di estendere la ricerca a settori, luoghi e contesti molto diversi tra loro ha determinato, fin dall’inizio, l’esigenza di elaborare delle linee guida generali in base alle quali impostare il lavoro, definendo contenuti, metodi di ricerca, standard qualitativi. Si è stabilito di realizzare quattro differenti tipologie di contenuto: documentazione tecnica, attraverso la realizzazione di schede specifiche per ciascun settore, documentazione fotografica, sia dei manufatti che degli strumenti di lavoro, documentazione video delle tecniche e delle testimonianze, documentazione testuale, attraverso testi di approfondimento specifico. 

 

Per ogni contenuto si sono stabiliti gli standard qualitativi (formati, durata, struttura) in base ai quali estendere la ricerca ed elaborare i contenuti in tutti i territori coinvolti.

 

L'indagine sul campo, condotta dettagliatamente in Sardegna, Marocco e in misura minore anche in Egitto, ha riguardato la tessitura, la lavorazione a intreccio delle fibre vegetali e il ricamo. In tutti i territori si è provveduto a individuare i centri in cui vi fosse ancora una sopravvivenza, cioè delle artigiane (perché di lavoro femminile quasi esclusivamente si tratta) ancora impegnate nel lavoro. L’opera di tutela che ci si proponeva di attuare doveva partire, infatti, da quanto fosse ancora vivo e soprattutto doveva muovere da una conoscenza profonda del fare.

 

La condivisione delle linee metodologiche generali ha poi generato una diversa organizzazione logistica delle campagne di ricerca, in relazione sia al contesto territoriale nel quale si doveva agire che al settore che si era deciso di indagare.

 

In Sardegna, per il settore della tessitura, si sono individuati alcuni centri (rappresentativi di una più vasta area sub regionale) dove questa tecnica ha avuto una più significativa evoluzione. La campagna di catalogazione attivata ha come peculiarità l’indagine sul campo e la schedatura dei manufatti nel luogo di appartenenza ed in presenza di persone che ne conoscono la storia e le caratteristiche tecniche. Si è infatti provveduto ad assegnare direttamente alle artigiane il compito di cercare nel loro contesto territoriale i manufatti che più degnamente erano in grado di rappresentare la comunità. Per preservare la registrazione di dati specifici ed originali, nella raccolta delle informazioni e durante l’intero percorso di acquisizione dei dati, si è utilizzato un metodo non eccessivamente vincolato all’utilizzo di riferimenti bibliografici, ma basato sulla continua verifica e comparazione delle informazioni per meglio recepire e valorizzare gli elementi innovativi ricavati dalle fonti orali.

 

Contemporaneamente è stato portato avanti un altro importante lavoro, inedito per la Sardegna, che ha permesso di costruire un archivio dei disegni tecnici per la tessitura: le stesse tessitrici sono state infatti incaricate di rimettere su carta gli “esecutivi” dei principali motivi decorativi appartenenti al loro territorio. Tradizionalmente i motivi decorativi venivano tramandati per passaggio diretto tra tessitrici, attraverso attività non codificate di esperienza condivisa e di competenza tecnica.

 

La raccolta contiene ad oggi più di quattrocento disegni, divisi per aree geografiche, senza i quali sarebbe veramente difficile pensare di poter riprodurre i numerosi e superbi manufatti che caratterizzano la produzione tessile sarda.

 

Il settore della lavorazione a intreccio ha interessato in particolar modo la Sardegna. Qui sono state individuate cinque aree di produzione, caratterizzate dall'utilizzo di differenze essenze vegetali nell'intreccio dei cesti: la Planargia (Montresta, Flussio), la Barbagia di Ollolai (Ollolai e Olzai), l'Ogliastra (Urzulei) dove si lavoro la fibra di asfodelo; il Campidano di Cagliari (Sinnai, Quartu Sant'Elena) dove la materia prima impiegata è costituita dai culmi di grano e dal giunco (la produzione di quest'area si distingue inoltre per l'inserimento di elementi in stoffa); il Campidano di Oristano (San Vero Milis) che utilizza diverse varietà di giunco di cui il territorio è ricco; l'Anglona (Castelsardo) e la Romangia (Sennori, Ittiri) dove si intreccia la palma nana e la rafia.

 

In Marocco, l’organizzazione del lavoro ha dovuto seguire un diverso criterio, sia da un punto di vista operativo che concettuale. Dovendo comprendere e rappresentare non soltanto una realtà regionale specifica, come nel caso della Sardegna, ma un vasto e variegato Stato, si è scelto di suddividere le aree geografiche in base alla localizzazione delle principali varianti tecniche nel territorio: per i tappeti sono state così individuate le aree dell’Alto e Medio Atlante, i tappeti cittadini di Rabat e quelli della Haouz di Marrakech, mentre per la tessitura di tessuti si sono selezionate tre importanti realtà: il broccato di Fès, la tessitura di B’zou e quella di Ouazzane. Qui i manufatti tessili tradizionali appartengono ancora agli usi di vita quotidiana e come tali sono percepiti dalle comunità. Le tessitrici non si servono dei disegni tecnici su carta, se non in alcune realtà cittadine più strutturate come Rabat e Meknes.

Inoltre la riservatezza che generalmente riguarda l’universo femminile ha reso impossibile un coinvolgimento diretto delle artigiane nel lavoro di ricerca dei manufatti e messa in carta dei disegni, costringendoci ad affidarci alla competenza di esperti locali che per altre vie avevano già sviluppato una particolare sensibilità verso queste problematiche e intrapreso un’interessante attività di ricerca.

 

Decisivo è stato l’appoggio che il Ministero dell’Artigianato Marocchino ha dato al progetto, sia dal punto di vista operativo che di condivisione dei risultati. Per rispondere a uno degli aspetti più problematici che riguardano i progetti di cooperazione, per garantire la sostenibilità dell’iniziativa anche dopo che il progetto sarà concluso, si è inoltre stabilito che una persona interna al ministero venisse formata per essere in grado di procedere in maniera autonoma al caricamento dei dati nell’archivio multimediale. Ciò permetterà al Ministero di continuare ad arricchire di contenuti l’archivio e di estendere la metodologia e le linee guida elaborate e condivise ad altri settori e ad altri contesti.

 

Un’ulteriore metodologia operativa e stata invece applicata per la realizzazione della campagna di schedatura della collezione tessile del Museo della Kasbah di Tangeri. I conservatori del museo, con la supervisione del loro direttore e in collaborazione con la Ong Cospe, hanno partecipato a diversi moduli formativi, condotti dagli esperti che hanno realizzato la campagna di ricerca in Sardegna, finalizzati alla conoscenza e alla condivisione delle linee guida. Il lavoro svolto all’interno del museo ha permesso inoltre di estendere la ricerca al settore del ricamo tradizionale, del quale la collezione è ricca di pregiatissimi esempi.

 

Anche in questo caso è stata decisiva la collaborazione con il Ministero della Cultura Marocchino, che grande attenzione e importanza ha dato all’avvio di questo lavoro, manifestando l’interesse a estenderlo anche alle collezioni tessili di altri musei.

 

Sempre attraverso la collaborazione con la Ong Cospe si è potuto avviare la ricerca anche in Egitto, più precisamente nell’oasi diSiwa, dove è in atto un progetto finalizzato alla conservazione e valorizzazione del patrimonio intangibile appartenente alla popolazione berbera locale. Qui la ricerca ha coinvolto il ricamo, la lavorazione a intreccio e l’argento, mentre la ricerca è stata affidata ad un gruppo di giovani uomini e donne locali, i collectors, che grazie al progetto del Cospe possedevano competenze specifiche rispetto alle metodologie da applicare nella ricerca sul campo.

 

In entrambi i territori la ricerca è andata poi avanti attraverso la realizzazione della campagna fotografica e delle riprese video: i manufatti selezionati sono stati dettagliatamente fotografati, mentre la ricerca preliminare delle artigiane è stata successivamente approfondita da studiosi ed esperti per dar luogo ad un esito di sintesi che si è concretizzato nella schedatura tecnica di ogni singolo manufatto.

 

Le riprese video sono state invece concepite per soddisfare due diverse esigenze: documentare la tecnica in modo puntuale e preciso, raccogliere le testimonianze di chi quella tecnica la pratica abitualmente e gli conferisce anima e senso, inserendola in un racconto di vita vissuta. Si sono così realizzati dei brevi video, pensati per essere facilmente fruiti attraverso il web, suddivisi per settori, località, tecniche e fasi di lavorazione, e delle interviste agli anziani, detentori dei saperi.

 

In contemporanea alla catalogazione, è stata sviluppata anche la realizzazione informatica dell’Archivio con la creazione del database, utile a contenere e rendere consultabile in modo innovativo la ricerca. L’attività di elaborazione di contenuti si è svolta in stretta collaborazione con gli informatici, per permettere l’adeguamento del database alle innumerevoli sfaccettature delle informazioni raccolte, consentendo così l’aggiornamento dei parametri d’archiviazione e comparazione.

 

Il risultato è un ricco archivio online che permette ricerche multidisciplinari e multimedia, con il continuo raffronto tra la specificità locale e il contesto generale. L’opera di tutela dello straordinario patrimonio dei saperi locali al quale si è voluto contribuire si muove dalla considerazione che questi saperi rappresentano un elemento fondamentale per il mantenimento dell’identità culturale dei territori, intesa in questo caso anche in senso allargato, cioè di un’identità “mediterranea” comune a tutti i territori che si affacciano nel bacino del mediterraneo.

 

E stabilisce, inoltre, un dialogo, una sorta di “impegno” tra generazioni: a noi il compito di custodirli e tramandare i saperi, a loro quello di reinterpretarli con intelligenza e lungimiranza.

 

I numeri dell’Archivio

L’Archivio contiene allo stato attuale un totale di quasi 1000 schede manufatto, più di 500 schede riguardanti la tessitura in Sardegna, 150 schede concernenti i manufatti a intreccio, circa 200 schede relative alla tessitura e al ricamo in Marocco, 50 schede relative al ricamo e alla lavorazione ad intreccio a Siwa. Sono state caricate più di 5000 foto e realizzati circa 30 audiovisivi.

 

 

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